Cinema a Poschiavo negli anni 1913 e 1914.
Le notizie del settimanale Il Grigione Italiano

A Bernardo Fanconi

Riassunto

Il cinematografo giunse presto in Val Poschiavo: proiezionisti ambulanti vi fecero tappa già all’inizio del secolo e negli anni 1913 e 1914 il Teatro di Poschiavo offriva alla popolazione uno spettacolo cinematografico cittadino. Questo articolo, parte di un work in progress di più ampio respiro, presenta alcune tracce che l’attività degli anni Dieci lasciò sulle colonne del settimanale valligiano Il Grigione Italiano.

Sommario


Introduzione

L’edizione 1993 delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 1 (svoltasi dal 9 al 16 ottobre) ha cercato di mettere a fuoco la produzione mondiale dell’anno 1913 2, ritenuto da alcuni particolarmente significante per la storia della cinematografia. In vista della rassegna pordenonese ho estratto dalle mie ricerche gli elementi valposchiavini relativi agli anni 1913 e 1914. Il 1913 è molto interessante sotto l’aspetto cinematografico anche in Val Poschiavo, siccome iniziarono al Teatro di Poschiavo regolari proiezioni cinematografiche a scopo di lucro; l’attività fu poi interrotta dalla Prima guerra mondiale. A scanso di ogni equivoco, sia precisato che non furono affatto le prime proiezioni in Val Poschiavo: proiezionisti ambulanti vi fecero regolarmente tappa, portandovi già nei primi anni del secolo il cinema, con i suoi squarci d’immagini, con i suoi frammenti di realtà lontane. Proiettate su un bianco lenzuolo, queste immagini fotografiche confuse, sbiadite e tremolanti – ma per la prima volta in movimento – resero più concreti i sogni e le fantasie degli spettatori, modificando l’immaginario popolare.

Le informazioni primarie disponibili sulla presenza del cinema in Val Poschiavo sono quasi esclusivamente frutto della pubblicistica settimanale e ricavano scarso appoggio da quel che è reperibile negli archivi locali. Essendo questo lo stato delle fonti, penso sia metodologicamente corretto, quale prima fase, di dare il massimo di notizie, allineandole cronologicamente o tematicamente. Lo scritto che consegno al giudizio dei lettori contiene parte dei dati di un work in progress di più ampio respiro, sull’evoluzione dello spettacolo popolare in Val Poschiavo dal 1850 al 1950. Come altrove, anche a Poschiavo il cinema si iscrive nel quadro di trasformazione generale da regione agricola a regione industrializzata. Qui mi sono volutamente limitato alla lettura di circa un terzo delle tracce che l’attività cinematografica poschiavina degli anni 1913 e 1914 lasciò sulle colonne del settimanale valligiano Il Grigione Italiano, editato a Poschiavo. Sarebbe stato molto stimolante integrare nel discorso anche informazioni sull’attualità mondiale, svizzera, cantonale e valligiana; per motivi di spazio vi ho però dovuto rinunciare. E ogni conclusione va giudicata come assolutamente provvisoria.

Salvo indicazione contraria, tutte le numerose citazioni che seguono sono state tratte dalla rubrica «Cronaca locale» del settimanale, il cui redattore era in quegli anni Giovanni Crameri. Per agevolare la lettura, ho corretto alcuni evidenti errori di composizione, senza indicarlo; ho tuttavia mantenuto l’uso al femminile del vocabolo «film», con la «s» finale nel plurale, com’era abitudine all’epoca; non ho aggiunto dei «[sic]» dopo gli errori d’ortografia o di sintassi. Ho indicato anche l’eventuale omissione di paragrafi all’inizio e alla fine delle citazioni tratte dal settimanale locale.

Il contesto cinematografico italiano

I seguenti appunti vogliono facilitare, al lettore che non conoscesse la storia del cinema italiano, la collocazione dell’attività svolta a Poschiavo nell’ambito della realtà cinematografica italiana; essi non hanno la pretesa di dare un quadro completo del contesto cinematografico italiano.3

Fin dalle sue origini il cinema sfruttò l’estetica della meraviglia, questo gusto barocco dello stupire a tutti i costi lo spettatore, questo desiderio di novità che in potenza esso contiene. Il cinema spezzò i legami, ampliò l’orizzonte, allargò lo sguardo. E furono occhi pieni di genuina curiosità, di stupore e di meraviglia, che con il passar del tempo divennero sempre più smaliziati, ma anche culturalmente più evoluti a contatto con la realtà del mondo che poi venne rivissuta e, trasfigurata, si fece oggetto di quell’immaginario collettivo che tutto il cinema produce.

Attorno al 1910 il cinema mise a punto apparecchi sufficientemente perfezionati per consentire la realizzazione di prodotti di buona qualità e la loro proiezione senza mettere a dura prova la vista degli spettatori. Interessanti progressi furono inoltre compiuti in campo internazionale nell’uso del colore.

Nel 1907 Milano contava soltanto una dozzina di cinematografi, mentre Berlino ne sfoggiava ben 340 e Parigi 120, Napoli 70 e Roma 52; ma già due anni dopo Milano divenne una delle città italiane con la maggiore concentrazione di sale. Fino al 1915 il numero degli spettatori e dei luoghi dello spettacolo crebbero fortemente in tutta l’Europa.4

Verso il 1908–1909 sul mercato europeo dominavano le case francesi, in particolare la Pathé Frères. In Italia i macchinari e i film della Pathé erano distribuiti da Milano, dove le strutture organizzative furono rinforzate nel 1911, dando tra l’altro l’avvio alla settimanale pubblicazione pubblicitaria Rivista Pathé5. Sui 1144 film francesi distribuiti nel 1913, la Pathé proponeva complessivamente ben 670 titoli circa, di cui 250 di produzione propria.

Nel periodo delle origini i rapporti tra il cinema italiano e il cinema francese furono molto stretti: la Francia ebbe un’influenza decisiva sull’Italia, che trovò nelle case francesi, soprattutto nella potente e dinamica Pathé Frères, dei modelli industriali e dei modi narrativi già rodati e collaudati, che costituirono per la nascente industria cinematografica italiana punti di riferimento preziosi e affidabili. Le altre case francesi, come la Gaumont e l’Éclair, ebbero un ruolo meno importante. Le case italiane entrarono in lizza; e ben presto precedettero per qualità e quantità della produzione quelle tedesche, inglesi e scandinave, fecero diminuire l’importazione di film dall’estero e invasero anzi sempre più massicciamente i mercati internazionali. Così tra il 1911 e il 1914 il cinema italiano s’impose in tutto il mondo per la qualità dei prodotti e la nuova moda del film a lungo metraggio. Il periodo tra il 1912 e lo scoppio della Prima guerra mondiale – ovvero, cinematograficamente parlando, da Quo vadis? della Cines a Cabiria dell’Itala o agli Ultimi giorni di Pompei dell’Ambrosio – fu quello di massima fioritura del cinema italiano.6 Oggi conosciamo ben 1125 film che l’Italia produsse nel 1913.

Se nel 1912 la lunghezza normale di un film era ovunque di un rullo della durata massima di 15 minuti, nel 1914 il «lungometraggio» in più rulli era un fatto altrettanto normale. Nel 1911 apparvero i primi film di metraggio superiore ai mille metri 7 (i cosiddetti «lavori chilometrici»), contro i quali si schierarono molte riviste 8. Va precisato che nel 1913 il film a lungo metraggio conobbe soltanto successi sporadici. Con il passaggio dal corto al lungo metraggio, si compì uno degli ultimi passi che conferirono alle strutture cinematografiche un assetto definitivo (nuovi problemi nacquero poi con l’avvento del sonoro).

È interessante rilevare la coesistenza di vari tipi di spettatori che attesero, in maniera a volte del tutto opposta, le diverse portate del menu offertogli. Il programma era abitualmente composto da un film «dal vero» (documentario in senso molto largo che include i primi cinegiornali detti «l’attualità», la volgarizzazione scientifica, film paesaggistici e altro ancora), seguito dal «dramma» (a volte si trattava di una commedia) e concluso da una «comica finale». Ogni tipo di film aveva un pubblico specifico. Il documentario fondava le sue ragioni sull’aspetto istruttivo ed era la leva per poter portare al cinematografo fasce di pubblico più esigenti, rappresentate da una certa aristocrazia operaia e piccolo borghese che vedono in questo tipo di film un mezzo per istruire il popolo. Il dramma era considerato tipicamente un prodotto per il consumo femminile. Mentre in generale il film comico era rivolto ai bambini e a coloro che dal cinema erano semplicemente affascinati.

I primi cinegiornali (cioè rassegne d’attualità nazionale ed internazionale) furono lanciati in tutto il mondo dalla Pathé Frères. L’edizione in lingua italiana del famoso Pathé Journal era distribuito dalla succursale milanese a partire dal febbraio 1910. La lunghezza media di ogni numero era 125 metri, ciò che corrisponde a circa 7 minuti di proiezione, ed era venduto a prezzo particolarmente conveniente. Il 3 ottobre 1913 il cinegiornale Pathé Journal, fino ad allora settimanale, divenne addirittura quotidiano.

A partire dal 1909 il film comico ottenne un notevole rilancio, rivelandosi essere un ingrediente indispensabile nei programmi delle sale, per rimandare a casa gli spettatori dopo aver loro regalato dieci minuti di risate, magari per bilanciare il ferale epilogo del dramma conclusosi poco prima. I maestri del comico in Europa furono allora i francesi; e fino alla Prima guerra mondiale, Max Linder fu senz’altro il comico più noto a livello mondiale. Sia quantitativamente sia qualitativamente il cinema comico visse tempi buoni.

Senza dimenticare che nel 1913 iniziò «l’esercizio della vigilanza sulle produzioni cinematografiche», ovvero la censura. E senza dimenticare nemmeno che bisognerebbe parlare anche della nascita del divismo, un fenomeno molto italiano, le cui basi vanno tuttavia ricercate nell’arrivo in Italia dei primi film interpretati da Asta Nielsen e diretti da Urban Gad.

E negli anni Venti, cioè negli anni di massima espansione espressiva e produttiva del cinema muto mondiale, l’Italia visse di rendita: registrò un’inarrestabile parabola discendente, fino a scomparire quasi completamente all’alba del sonoro.

La prima attività cinematografica stabile

Ad eccezione delle tracce lasciate sul Grigione Italiano, ben pochi sembrano essere i documenti e le informazioni accessibili sull’avvento del cinema in Val Poschiavo e sul suo inserimento e sulla sua collocazione negli spettacoli del tempo.9 E inesistenti sono le ricerche.

Nel Progetto di intervento culturale, allestito negli anni Ottanta sotto la direzione delle due sezioni valligiane della società culturale Pro Grigioni Italiano, tra l’altro per «illustrare l’attività culturale del passato» 10, leggiamo:

Le prime rappresentazioni cinematografiche a Poschiavo

Negli anni venti, il signor Adolfo Pozzy-Mathis proiettava ogni sabato e domenica un film (es. «Quo vadis?» di E[nrico] Guazzoni del 1912) seguito da una farsa (spesso qualche prodezza di Maciste), in un locale della Casa Lardelli, chiamato il «Teatrino», che veniva usato per manifestazioni culturali […]. Le proiezioni avvenivano su un lenzuolo appeso alla parete. Alla rappresentazione del sabato sera erano ammessi anche gli scolari.

Probabilmente a causa del grande pericolo d’incendio si dovettero sospendere le proiezioni cinematografiche. L’attività riprese nel 1937 per iniziativa di don F[elice] Menghini. Le pellicole venivano proiettate in una sala del monastero. Alcuni anni più tardi don F[elice] Menghini cedette i macchinari al signor E[nrico] Lardi-Isepponi che si assunse la mansione del suo predecessore. Le proiezioni avevano luogo in palestra. 11

Questa informazione non è corretta, e ne sono in parte responsabile. Nel 1984 ho infatti avuto l’occasione di visionare le bozze del capitolo sul cinema del Progetto di intervento culturale e ho proposto alcune correzioni (secondo la prima stesura, l’attività cinematografica sarebbe iniziata soltanto nel 1937, su iniziativa di Felice Menghini). Le informazioni date allora si basavano sullo stato ancora larvale delle mie ricerche; più tardi avrei potuto dare informazioni ben più dettagliate e, soprattutto, quelle che allora avevo considerato essere le prime rappresentazioni cinematografiche a Poschiavo, si sono invece rivelate essere la seconda attività commerciale stabile; ma l’analisi della Pro Grigioni Italiano era ormai stata licenziata alle stampe. Quindi, con questo scritto, pago un debito vecchio vari anni.

Pochi anni fa, Bernardo Fanconi ci ha inoltre dato un’interessante testimonianza sull’attività culturale svolta al Teatro di Poschiavo. Ne cito integralmente la prima metà:

Il vecchio Teatro

Come tutti i centri urbani, piccoli e grandi, anche Poschiavo già in tempi andati, aveva il suo teatro per scopi sociali e culturali. Quello che intendo rievocare era situato in Piazzuola, nella vecchia casa Lardi (ora Lardelli), una delle più belle dell’antico Borgo.

Chi avesse possibilità, voglia e tempo di rileggere i vecchi numeri del «Grigione Italiano» vi troverebbe certamente molti spunti interessanti sull’attività filodrammatica che dilettò i nostri padri ed i nostri avi. Io ebbi la fortuna di godermi quel teatrino prima della sua demolizione, nei primi decenni del Novecento, quando alle rappresentazioni si alternavano i primi spettacoli cinematografici. Ne ricordo gli svaghi con molto piacere e nostalgica tristezza per la ormai lontana beata gioventù.

Vi si accedeva da lunga, ripida e stretta scala: spaziosa sala, col palcoscenico, la platea, nel fondo una piccola gradinata ed al fianco un grazioso balconcino. Negli intervalli suonava il pianoforte, con foga e romantico tocco, il maestro di musica Gandolfi, di origine cremonese ma da anni residente a Poschiavo. Impartiva lezioni di piano alle damigelle ed era fatto segno agli umoristi per i suoi larghi e lunghi pantaloni. – La società del teatro vi inscenava ogni stagione diverse commedie del gaio repertorio italiano, con attori ed attrici dilettanti molto bravi, apprezzati ed applauditi da numeroso pubblico. Particolare attenzione era riservata alla festa del Capodanno, organizzata con sicuro successo a favore della «Cassa dei poveri» e proseguita in gran festa col ballo e ricca lotteria all’Albergo Croce Bianca.

Per maggior varietà di spettacolo, talora salivano dall’Italia commedianti e giocolieri da baraccone che, coi loro numeri, deliziavano il nostro pubblico allora privo di radio e di televisione.12

Ebbene, ho seguito il consiglio di Bernardo Fanconi: ho iniziato a sfogliare i vecchi numeri del Grigione Italiano,13 non cercando tuttavia informazioni sull’attività teatrale, ma sull’attività cinematografica.

Nell’edizione del 15 gennaio 1913 del Grigione Italiano troviamo la prima notizia circa un’attività cinematografica stabile a Poschiavo:

Teatro. – Domenica prossima 19 corr. avremo l’inaugurazione di un Cinematografo che ci viene assicurato dei più perfetti con un programma sceltissimo che verrà reso noto per mezzo di manifesti.

Vogliamo sperare nella buona riuscita e nell’interessamento del pubblico con numeroso concorso.14

e la settimana dopo la prima proiezione, il settimanale valligiano commentò l’avvenimento:

Cinematografo. – Anche la nostra borgata non volle rimanere indietro a tante città che pullulano di cinematografi, o rappresentazioni a mezzo di films, ossia rilievi fotografici che seguendosi con grandissima velocità danno l’illusione del movimento nelle scene riprodotte sopra una parete o tela con riflettore elettrico a forte ingrandimento. Una società italo-svizzera di dilettanti, qui costituitasi, installò un simile apparato nel nostro teatro col macchinario della rinomata ditta «Pathè frères» ed il cinematografo venne inaugurato domenica u.s. 19 gennaio.

Grande fu la ressa del pubblico da doversi dare due rappresentazioni successive, anzi tanti non avendo trovato posto, si voleva quasi darne una terza, non fosse stata l’ora troppo avanzata.

Il cinematografo funzionò egregiamente e gli spettatori rimasero soddisfatti delle diverse, variate rappresentazioni drammatiche, comiche e pittoriche.

I prezzi d’ingresso sono modicissimi ed accessibili per tutte le borse.

Soprattutto la scolaresca era accorsa e ne godette un mondo, non mancarono però anche persone adulte, in assai buon numero.15

La domenica 19 gennaio 1913 iniziò dunque a Poschiavo la prima attività stabile di proiezione cinematografica a scopo di lucro.16

L’osservazione sulla modicità dei prezzi d’ingresso è quasi d’obbligo, quando si parla di cinema; come vedremo in seguito, i prezzi poschiavini erano tuttavia inferiori alla media svizzera e modesti rispetto a quelli di altre forme di spettacolo presenti nella valle. Non è invece finora stato possibile trovare informazioni più dettagliate circa la «società italo-svizzera di dilettanti» che organizzava l’attività cinematografica, tranne un lungo «comunicato» che uscì un anno dopo sul Grigione Italiano. Lo cito in esteso:

Cinematografie

(Comunicato): Per iniziativa di alcuni sig. Maestri, domenica scorsa ebbe luogo nelle ore diurne una rappresentazione per alunni delle scuole comunali. Il teatro era pieno di piccoli spettatori, molti dei quali vedevano per la prima volta le proiezioni animate, non privi di stupore.

Una breve spiegazione prima dello spettacolo facilitò alle piccole menti di formarsi un’idea sul funzionamento delle fotografie nel cinematografo. Il programma variato non mancava dall’essere divertente, morale, nonchè istruttivo. La tariffa si può dirlo, limitatissima, 10 cent. caduno: la direzione facilita così tutti gli scolari, anche i meno favoriti dalla fortuna, ad assistere ad un istruttivo divertimento.

Tutte le pellicole che si danno nel nostro Cinema Teatro sono scrupolosamente controllate dalla Commissione dei Revisori della Federazione Cinematografica degli Oratori con sede a Milano Piazza Fontana N. 2. Il Consiglio della Federazione è costituito dall’Ill. Rev. Mons. Antonio Merisi, pres., dai M.R.R. Sacc. Calchi Novati Francesco e Arienti Gaetano.

Stupenda e meravigliosa più delle altre produzioni per la rappresentazione dei paesaggi, i quali passando dinnanzi allo sguardo degli attoniti spettatori ci faceva quasi l’illusione di viaggiare noi stessi sul treno col quale furono fotografate queste splendide vedute, in modo che dovemmo convincerci che il cinematografo è grande apportatore d’istruzione; colle semplici parole non si arriva mai a spiegare la storia, la geografia, la zoologia ecc., come per mezzo delle proiezioni animate. Per mezzo della Cinematografia noi vediamo stando comodamente seduti paesaggi, usi, costumi, industrie ecc. di tutto il mondo. L’enorme sviluppo preso dalla Cinematografia in questi ultimi anni è una vera rivoluzione dei teatri. Pochi anni addietro il cinematografo non era che il divertimento della massa ignorante, mentre oggi gli studiosi, i dotti si valgono di questo nelle loro scienze. Fra noi questo genere di spettacoli non dovrebbe mai mancare, ben intesi alla domenica, perchè dobbiamo sempre ricordarci: ogni soverchio rompe il coperchio.

Peccato che il nostro teatrino non corrisponde a quel «confort» moderno, richiesto da coloro, che durante la loro permanenza all’estero ne videro di migliori; tutto in una volta non si può fare; la società non dispone d’un capitale necessario per l’erezione d’una sala come molti desidererebbero.

Cerchiamo di interessarci di più col frequentare le produzioni sotto un giusto e ben meritato aspetto e col tempo vedremo anche avverarsi il desiderio d’un bel salone.17

Posso aggiungere che il cinematografo locale venne gestito in un primo tempo da un Tempini che aveva sposato Camilla, la figlia del maestro di musica Luigi Gandolfi. Quest’ultimo accompagnava le proiezioni cinematografiche suonando il pianoforte.18 Più tardi la gestione del locale venne affidata ai proprietari dello stabile: Giuseppe Lardelli (detto Zeppelin19), che a pianterreno aveva la birreria Gambrinus, probabilmente con la collaborazione del fratello Antonio.20

Quanto al sogno di una sala cinematografica vera e propria, si avvererà soltanto due guerre mondiali dopo: il cinemateatro Rio sarà ufficialmente inaugurato la fine settimana del 3 e 4 aprile 1948.

Il cinema è un fattore della formazione culturale popolare. L’«andare al cinema» fu nel nostro secolo un’abitudine sociale ma fu anche un’occasione di crescita interiore, di affinamento dello spirito: basti pensare a come il cinema presenti modi non accademici, ma suggestivi ed efficaci di divulgazione e di espressione artistica. Il cinema ha determinato in misura non piccola l’avventura culturale del Novecento sia con il ricco patrimonio delle sue opere, sia influendo su letteratura e arti figurative. Ritrovarsi insieme in quel momento straordinario di aggregazione sociale che è il vedere un film tutti insieme, affratellati dalle medesime emozioni.

Ma ritorniamo all’anno 1913. Tre settimane dopo la prima proiezione leggiamo che l’attività dovrebbe diventare stabile:

Cinematografo. – Continuano le rappresentazioni con grande concorso di pubblico. Le ultime si diedero sabato invece della domenica causa la produzione dei ginnasti.

Sembra che esse avranno luogo regolarmente tutte le domeniche e giorni di festa con due rappresentazioni per festa.21

e altre tre settimane dopo «la Villa», come il borgo di Poschiavo veniva chiamato in valle, pensò a «quelli delle frazioni lontane»:

Cinematografo. – Domenica scorsa il programma oltremodo istruttivo ed attraente piacque moltissimo al numeroso pubblico accorso.

[…]

Onde favorire quelli delle frazioni lontane nonché i bambini, ogni domenica di spettacolo si darà una rappresentazione dalle 4 alle 6 pom. oltre alle due solite dalle 7 alle 9 e dalle 9 alle 11 fatte fin’ora.

Domenica prossima nuovo bellissimo programma.22

Dopo la pausa estiva, si annunciò la seconda stagione cinematografica del Teatro di Poschiavo, con ritorno a due spettacoli serali:

Cinematografo. – Domenica, 3 agosto, ricominceranno nel nostro Teatro le proiezioni cinematografiche con variato programma: […]

In tutto circa 50 000 fotografie passeranno sullo schermo bianco e le varie pellicole sommano oltre 1000 metri di lunghezza.

La direzione intende continuare con produzioni morali, istruttive e divertenti come per lo passato. Il nostro pubblico certo non mancherà d’approfittarne.

Due rappresentazioni col seguente orario: 7–9 e 9–11 pom. Prezzi: loggia cts. 60, platea cts. 40, ragazzi cts. 20.23

Analizziamo anzitutto le cifre: 1000 metri di pellicola in 35 millimetri corrispondono a ben 52 432 fotogrammi e a circa 55 minuti di proiezione effettiva, alla velocità di 16 fotogrammi per secondo. Considerando che circa ogni 7 o 8 minuti bisognava interrompere la proiezione per cambiare bobina, possiamo supporre che uno spettacolo durasse circa un’ora e mezza. L’articolo ci riferisce poi i prezzi d’entrata, i quali, come già detto, sono piuttosto modesti. A titolo di paragone, segnalo che l’entrata del concerto del Coro Misto di Poschiavo del 27 gennaio 1911 costava ben franchi 1.50.24

Qualche mese dopo leggiamo di un’innovazione per rendere fedele il pubblico:

[…]

Per maggiore comodità del pubblico si sono stampati dei libretti abbonamento per 10 rappresentazioni, tanto per la loggia che per la platea, col risparmio del 10%.25

Benché nemmeno negli anni Dieci tutto fosse sempre filato liscio, come testimonia l’annuncio:

Cinematografia. – La rappresentazione cinematografica, annunciata per domenica, 18 corr., non potè aver luogo causa un involontario ritardo di programmi e di pellicole. In compenso si sta allestendo per domenica 25, uno spettacoloso programma.26

a un anno dall’inizio dell’attività cinematografica, il redattore, dopo aver presentato il programma per la domenica successiva, esclamò: «E non ci si dica che a Poschiavo di muore di malinconia!»27

È noto che, quando si compie lo spoglio di un periodico, è preferibile leggere completamente tutti gli articoli di tutti i numeri (almeno in diagonale), anche quelli che si presume siano avulsi dal tema delle proprie ricerche. E, spesse volte, non mancano le sorprese. Così, ad esempio, a partire dal 1o aprile 1914 il nostro settimanale pubblicò una serie di pubblicità della ditta Sunlight, il primo fabbricante di saponette confezionate pronte per l’uso. Qual è il rapporto con il cinema? Ebbene, il rappresentante svizzero della ditta Sunlight, François-Henri Lavanchy-Clarke, fu uno dei pionieri dell’attività di proiezione cinematografica in Svizzera e un regista ante litteram, l’autore di parte dei «film Lumière» girati in Svizzera (peraltro spesso facilmente riconoscibili, in quanto vediamo nell’immagine una scritta pubblicitaria del sapone Sunlight oppure lo stesso Lavanchy-Clarke).28 Possiamo tuttavia escludere un rapporto tra le proiezioni cinematografiche a Poschiavo e l’apparire della pubblicità Sunlight sul Grigione Italiano.

Esistevano anche a Poschiavo sia la vivacità culturale sia l’attenzione per la novità, intrise dalla gioia di vivere e del godere di spettacoli e feste pubbliche tra miti del progresso. Dunque una struttura sociale recettiva non ancora trasformata dalla nascente cultura operaia e industriale.

Poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, si pensò ad ammodernare l’impianto di proiezione:

Cinematografo. – La rappresentazione di domenica scorsa fu interessantissima ed il programma uno dei più belli che furon dati sin qui.

Domenica pross. nuovo programma.

Ci vien comunicato che assai probabilmente per domenica verrà levata la cabina attuale, ed il macchinario verrà installato completamente fuori dal locale del teatro. I vantaggi di questo cambiamento sono molti e primo fra tutti quello della sicurezza pel pubblico in caso d’inconvenienti.29

Il 5 agosto 1914 nacque una rubrica dal titolo «La guerra europea», che iniziò con le parole:

L’equilibrio europeo se n’è ito. Il concerto delle potenze d’Europa ha rotto le corde. La mal sopita armonia della pace armata, questa vecchia lugubre megera, che pesa da tanti anni sull’Europa, e che costa tanti danari e tante transazioni morali, si è finalmente ritirata davanti ai raggi luminosi del sole della realtà. Dal nord al sud dell’Europa si svolge un formidabile conflitto di razze, dal quale l’elemento politico è ormai scomparso e che si riduce a due tendenze esasperate: panslavismo e pangermanismo. […]30

E la Prima guerra mondiale segnò, dopo alcuni tentativi per salvarla,31 la fine della prima attività commerciale di proiezione cinematografica a Poschiavo. Non mi è chiaro perché lo scoppio della Prima guerra mondiale abbia interrotto l’attività poschiavina (nell’agosto 1914 gran parte dei produttori italiani decise di sospendere l’attività, ma il provvedimento fu rapidamente annullato e la produzione riprese quasi come prima). Un anno dopo il redattore Tommaso Paravicini scrisse:

Vita cittadina. – La vita a Poschiavo, in questi tempi di guerra, è piuttosto monotona. Non più le gaie comitive di una volta, non più teatro, non più cinematografo. Anche i buontemponi se ne stanno piuttosto ritirati, ed a ragione: invero questi non sono i tempi da spassarsela.

[…]32

Senza dimenticare che le inserzioni pubblicitarie del sapone Sunlight avevano ora quale sfondo la vita militare del cosiddetto servizio attivo.

Dopo la Prima guerra mondiale furono organizzate saltuarie proiezioni, presumibilmente sempre con la stessa macchina da proiezione. E nel 1922 si diede avvio a una seconda attività commerciale stabile di proiezione cinematografica a Poschiavo. Il redattore Pietro Taramelli33 scrisse, sempre nella rubrica della «Cronaca locale» del Grigione Italiano:

Installazione nuovo cinematografo

Nel teatrino verranno d’ora innanzi date periodiche rappresentazioni cinematografiche. Venne provveduta all’uopo una nuovissima macchina americana marca De Ury, trasportabile, che esclude, su attestazione e garanzia della Fabbrica e della Commissione del fuoco, ogni pericolo d’incendio. Chi si è assunta l’impresa assicura che le film saranno adatte alla mentalità del nostro popolo e, ciò che più importa, di assoluta moralità. Si darà principio alle proiezioni colla nuova macchina sabato e domenica alle ore 8 pom.34

I programmi presentati durante gli anni Venti a Poschiavo, ricalcarono il modello di quelli degli anni 1913 e 1914: quasi ogni spettacolo era composto da un film «dal vero», da un «dramma» (a volte si trattava di una commedia) e dalla «comica finale»: lo spettacolo, cittadino negli anni Dieci, diventò provinciale negli anni Venti. È questa l’attività cinematografica citata nel Progetto di intervento culturale della Pro Grigioni Italiano, cioè un’altra storia.

Alcune caratteristiche dello spettacolo cinematografico

Non è affatto mia intenzione elencare qui sistematicamente tutti i film proiettati a Poschiavo, tentando di identificarli; cercherò invece di illustrare, sulla scorta di alcuni esempi, qualche caratteristica dell’industria cinematografica e della sua evoluzione.

L’uso del colore

Il periodo del cinema muto spazia dalla fine dell’Ottocento agli anni Trenta del nostro secolo. L’opinione corrente immagina questo cinema come un oggetto di nostalgia. Lo crede composto da immagini confuse, personaggi che si muovono come congegni meccanici, vicende banali e poco comprensibili per la mentalità odierna e soprattutto lo crede uno spettacolo a base di immagini in bianco e nero. Si tratta ovviamente di un grosso equivoco: il cinema muto era provvisto di colori eccezionali: questi film rivelavano colori di sgargiante bellezza, grazie a vari procedimenti di colorazione. Negli anni Dieci e Venti i film erano abitualmente colorati con metodi chimici (viraggio, mordenzatura e imbibizione). I colori usati rispettavano, almeno in parte, un «codice narrativo» tacitamente concordato tra produttori e spettatori: il blu significava che la scena era notturna e il giallo che si svolgeva in piena luce, in rosso erano colorate le esplosioni e gli incendi, in marrone chiaro gli interni, in verde i boschi, ecc.

Quando negli anni 1985–1991 ho raccolto una serie di testimonianze orali per le mie ricerche, mi è sempre stato categoricamente assicurato che i film proiettati a Poschiavo erano in bianco e nero, e non a colori. Ora, dalle colonne del Grigione Italiano apprendiamo invece che si trattava, a volte, di film a colori. Per esempio, a poche settimane dall’inizio dell’attività leggiamo:

Cinematografo. – Con vera soddisfazione constatiamo che i programmi sono senza eccezioni veramente belli, attraenti e morali.

Da ciò il continuo e grande concorso del pubblico. Attendiamo per domenica prossima 9 corrente, tra le varie films, specialmente il dramma «Mater dolorosa», la biblica «Caino ed Abele» (a colori) e la fantastica «Il figlio del diavolo», rinomate fra le migliori scene di cinematografie.35

Il 9 marzo 1913 venne presumibilmente proiettato al Teatro di Poschiavo il film Mater dolorosa di Camille de Morlhon (Pathé, Francia 1909). È poco probabile che si tratti del Mater dolorosa di Mario Caserini36 (Ambrosio, Italia 1913): sarebbe infatti stata la prima proiezione del film di Caserini in Svizzera, ben cinque giorni prima della prima visione a Parigi.

Oppure:

In teatro. – Domenica scorsa discreto pubblico assisteva alle rappresentazioni cinematografiche. Assai gustati i diversi numeri del programma.

Per domenica pross. 5 ottobre, il programma comprende un capolavoro dell’arte cinematografica: il dramma in due parti «L’orfanella», oltre alla «veduta del porto di Marsiglia» a colori e la scena comica l’«appuntamento di Max».37

Il dramma è presumibilmente L’orfana (Cines, Italia 1912), un film lungo 903 piedi, cioè 275 metri, che corrispondono a circa 15 minuti di proiezione (alla velocità di 16 fotogrammi per secondo).

Oppure ancora:

Cinematografo. – Ammiratissimo il programma di domenica scorsa in tutti i suoi numeri. Le due films a colori, superbe per i soggetti, gradazioni e sfumature nelle svariate tinte.

Domenica prossima nuovo programma come sempre: […]38

L’avvento del film a lungo metraggio

L’avvento dei film a lungo metraggio può essere seguito nei programmi cinematografici poschiavini. Nell’ottobre 1913 leggiamo:

Il programma cinematografico per domenica pr. prevede, fra altro, una pellicola di arte italiana, a colori, dal titolo: «Il gruppo della felicità».39

Il redattore fece un po’ di confusione: «Film d’Arte Italiana» è il nome della casa produttrice del film Il gruppo della felicità (Italia 1912), che sorse a Roma nel 1909 come diretta filiazione della Pathé Frères parigina. Il film era lungo 500 metri, ciò che corrisponde a circa 27 minuti di proiezione effettiva (cioè senza le pause dovute al cambiamento di bobina). E ritroviamo anche la precisazione che il film è a colori.

Un mese dopo, il redattore menzionò per la prima volta esplicitamente la lunghezza di un film proiettato:

Cinematografo. – […]

Il programma è oltremodo attraente, comprendendo oltre ad un numero del «Pathé Journal» e la comicissima «Poltrona spiritata», «Giuseppina, venduta dalle sorelle», la grande commedia in due atti del Consorzio Pathé; una meravigliosa film lunga 735 metri, sarà senza dubbio la più lunga del genere vista finora nel nostro cinematografo.

Il teatro verrà riscaldato.40

735 metri corrispondono a circa 40 minuti di proiezione. Uno dei 14 nuovi film presentati sul Pathé-Journal (l’edizione originale in lingua francese della Rivista Pathé) numero 11 è Joséphine vendue par ses soeurs (SCAGL41, Francia 1913) che misurava 725 metri.42

E la settimana successiva leggiamo:

Cinematografo. – Domenica ventura programma eccezionale: ne farà parte il grandioso dramma «Le due nobiltà», 700 metri di film tutto a colori, due atti. In detto dramma è chiaro come la nobiltà di cuore sia superiore alla cosiddetta nobiltà di razza.

[…]43

700 metri corrispondono a circa 38 minuti di proiezione. Nel testo troviamo inoltre l’indicazione relativa al colore e una caratterizzazione, presumibilmente scopiazzata dalla Rivista Pathé.

A poco più di un anno dall’inizio dell’attività leggiamo:

Teatro. – Una ventina di giovani dilettanti ha fatto alla Società Filodrammatica Poschiavina domanda d’ammissione. Così, dopo un intervallo di quasi 7 anni, durante il quale la Filodrammatica ha continuato ad esistere solo di nome, la vedremo, come speriamo, rifiorire.

[…]

Sabato e domenica si darà nel nostro teatrino una eccezionale rappresentazione cinematografica: «I Miserabili», epopea drammatica in 4 epoche e 9 parti, tratta dal celebre romanzo di Victor Hugo. Sono 4000 metri di pellicole che si proietteranno sullo schermo, di cui la metà sabato e l’altra metà domenica. Darà termine ad ogni serata una comica.

[…]44

Rileviamo anzitutto che la corrente affermazione secondo cui il cinema avrebbe ucciso il teatro non sembra essere valida nel caso dell’attività cinematografica svolta a Poschiavo negli anni 1913 e 1914. Quanto alle altre associazioni culturali, vivevano alti e bassi anche negli anni Dieci: ad esempio, la Filarmonica si sciolse nel 1912 per difficoltà finanziarie e si ricostituì soltanto nel 1918, mentre il Coro Misto, fondato nel 1909, godeva ottima salute.45

Les misérables di Albert Capellani (SCAGL, Francia 1912) è un film che misurava quasi 3500 metri, che corrispondono a niente meno che 2 ore e 50 minuti di proiezione effettiva (alla velicità di 18 fotogrammi per secondo)46. Lo sforzo pubblicitario sfoggiato per questo film fu enorme. Venne, in particolare, distribuito un supplemento della rivista Pathé Journal: uno stampato di sei pagine in grande formato, abbondantemente illustrato con fotogrammi del film, fotografie degli attori e il ritratto di Victor Hugo in prima pagina, descriveva le quattro epoche in cui era suddivisa questa opera («Jean Valjean», «Fantine», «Cosette» e «Marius et Cosette» nella versione originale in lingua francese). Alla prima parigina del 3 gennaio 1913 il film venne proiettato in tre parti in altrettante serate, ciò che ci indica che l’epoca del film a lungo metraggio non era ancora entrata completamente nelle abitudini.47

E malgrado la sua lunghezza, il film non sembra aver entusiasmato le folle poschiavine, come rileviamo dal commento apparso la settimana successiva:

Teatro. – […]

La rappresentazione cinematografica del capolavoro di Victor Hugo «I Miserabili» meritava da parte del pubblico miglior accoglienza.

Chi conosce il romanzo od ha assistito in teatro alla riduzione drammatica ha seguito con piacere lo svolgersi dell’azione, in cui grandeggia la nobile figura dell’ex-galeotto Valjean. Ma anche chi non conosceva né romanzo, né la riduzione drammatica ha avuto occasione di passare alcune ore di sano e profondo godimento.

Speriamo che molti si sentano invogliati a leggere o rileggere l’immortale romanzo, che merita su tanti moderni, sciocchi e spesso immorali, la preferenza.48

Sogno e realtà nel cinematografo

Il cinema, si sa, ci mostra la realtà:

Al Cinema. – La film della Passione di G. Cristo, rappresentata domenica scorsa al nostro teatro fu, diciamolo subito, veramente superba. Il scenografo di questa cinematografia seppe così bene riprodurre i paesaggi di oriente coi loro tramonti pieni di poesia e di luce, da destare viva ammirazione nel pubblico e far rivivere alla nostra mente i paesaggi e i tramonti descritti nelle novelle orientali.

[…]49

Sia il film documentaristico (chiamato abitualmente in quegli anni film «dal vero»), sia il cinegiornale Pathé Journal figuravano spesso nel cartellone del Teatro di Poschiavo e riscossero successo. Leggiamo per esempio:

Cinematografo. – Interessante assai il programma di domenica scorsa. Assai variato ed ammirato il numero «Pathé Journal» con soggetti tutti dal vero.

[…]50

Nell’agosto 1913 troviamo poi un primo elemento di giudizio critico:

In Teatro continuano regolarmente tutte le domeniche le produzioni cinematografiche, sempre interessanti ed istruttive. Nella produzione di domenica scorsa è degno di nota il dramma storico «Fouquet», per la naturalezza ed eleganza. Un difetto, se così si può chiamare, sta nella tragica finale: il pensiero che un giovane, poco prima ricco ed onorato, debba passare il resto della vita, e chissà quanti anni, in un carcere col capo chiuso in una maschera di ferro, che la sete di vendetta e la ferocia del suo re gli ha posto in capo, lasciò nel pubblico un incubo opprimente.51

Il film proiettato è presumibilmente Fouquet, ou l’homme au masque de fer di Albert Capellani (SCAGL, Francia 1908). Nel breve articolo che il Grigione Italiano gli consacra, troviamo un elementarissimo atteggiamento valutativo, se non proprio critico. Il «dramma storico» non è «a lieto fine», infranse dunque le tacite convenzioni esistenti tra regista e spettatore… e disorientò il cronista.

Due personaggi e un’epopea

Il trasformista Gambillo, l’imitatore di Fregoli

Dopo circa quattro mesi di attività cinematografica a Poschiavo, leggiamo la notizia:

Al teatro. – Sospendendosi temporaneamente le rappresentazioni cinematografiche al nostro teatro, sabato e domenica sarà fra noi per dare due rappresentazioni il trasformista Gambillo, l’imitatore di Fregoli.

La novità della rappresentazione, la bravura dell’artista, non gli farà mancare certamente quel numeroso pubblico che non manca mai alle sue produzioni e che gli tributò ultimamente applausi anche nelle vicine Tirano e Brusio.52

e la settimana successiva il settimanale valligiano commentò l’avvenimento:

Il trasformista Gambillo ha domenica sera divertito non poco il numeroso pubblico che stipava il teatro e che non risparmiò all’egregio artista applausi ed approvazioni.

Lo spettacolo, che si ripetè lunedì e che è indubbiamente una novità per Poschiavo, piacque a tutti per la geniosità delle interpretazioni, la sorprendente rapidità delle scene e delle trasformazioni, nonché per la indubbia bravura del Gambillo.

Domani giovedì avrà luogo un’altra rappresentazione ove oltre diversi numeri di repertorio eccentrico darà le scenette comiche «Al Caffè» colle macchiette del vecchio musicomane e della servetta veneziana ubriaca; «Batlistino in prigione» e la commedia «Di guardia».

Un totale di 26 personaggi e 100 trasformazioni. Non mancherà certamente un numeroso pubblico ad applaudirlo ed a… riempire la cassetta.53

Ignoro chi sia questo Gambillo: è l’apposizione «l’imitatore di Fregoli» che ha stuzzicato la mia curiosità. Leopoldo Fregoli fu, a cavallo del secolo, un prestigiatore e un trasformista54 popolarissimo. Aveva la capacità di cambiare quasi all’istante espressione, costume e voce, incarnando un personaggio dopo l’altro. Ma oltre ad aver lavorato a lungo sulle scene come trasformista, Fregoli fu anche tra i primi acquirenti di un Cinématographe Lumière e tra i primi creatori di film a trucchi.55

Dopo circa quattro mesi di attività quale cinematografo, il Teatro di Poschiavo sospese dunque, durante una fine settimana, le proiezioni cinematografiche per ospitare lo spettacolo di un imitatore di un trasformista… e pioniere del cinema. Questo episodio testimonia la varietà di spettacolo presente in Val Poschiavo.

Il comico Max Linder

L’indiscusso beniamino del pubblico poschiavino fu senz’altro il comico francese Max Linder56 – ciò che dimostra il buon gusto del pubblico poschiavino – come testimoniano, per esempio, le seguenti citazioni d’epoca:

Dove ci si diverte… – Le rappresentazioni cinematografiche al nostro Teatro si susseguono ininterrottamente destando sempre più l’interesse del pubblico per la ricercatezza e la varietà delle rappresentazioni.

Quella di lunedì ha avuto un ben meritato successo.

Dallo spunto sentimentale della «Vita infranta» alle capriole ed al funambolismo di «Moray e Kidme», dalle risate della comica alla bellissima e meravigliosa pellicola a colori, piena di sfumature e di paesaggi di sogno dove la «Samaritana» – tenue figura di pace e di amore – agiva di sfondo al contrasto sanguinio e beffardo dei preparativi di guerra nei Balcani alla verve inesauribile ed inimitabile di quella caratteristica macchinetta che è Max Linder ha tenuto affascinato il pubblico che non lesinò la propria soddisfazione.57

[…]

Non mancò la nota allegra, che fu data dall’ormai famigliare Max, il comico inarrivabile, che nella comica finale suscitò fra il pubblico la più schietta ilarità.58

Cinematografo. – Le rappresentazioni cinematografiche nel nostro teatro hanno riprincipiato e unitamente alle produzioni di fatti storici e fantastici è ritornato l’inarrivabile comico Max, tanto famigliare ai frequentatori del cinematografo.

Domenica prossima […].59

Cinema-Teatro. – Le rappresentazioni cinematografiche attirano sempre buon numero di spettatori. Domenica 4 pom. vi fu una matinée, a prezzi ridotti, per il mondo piccino, che ebbe campo d’istruirsi e di ridere saporitamente. Le scene esilaranti del famoso Max Linder sono naturalmente quelle che maggiormente dilettano i bambini.

[…]60

e come ci ha ricordato anche il «vecchio poschiavino» Bernardo Fanconi, concludendo il suo articolo sul Teatro di Poschiavo, già citato sopra:

Aggiungo, per completare il ricordo, che nelle programmazioni cinematografiche ebbe grandioso successo l’allora famoso comico Max Linder, per tanti anni dimenticato e che solo ora – come ho potuto leggere sui giornali – è stato meritatamente rievocato e lodato dai critici internazionali.61

Il «caso» del film Quo vadis?

Devo consacrare infine qualche riga al «caso» del film Quo vadis?, siccome i ricordi dei testimoni intervistati negli anni 1985–1991 sono tutt’altro che chiari a questo proposito. Agli inizi di febbraio 1914 leggiamo:

Cinema Teatro – (Com.) – Domenica pr. si annuncia una produzione interessantissima. La film del giorno è il «Quo vadis?» che ottenne grande successo ovunque. Speriamo che la direzione possa procurare anche a Poschiavo simile capolavoro della cinematografia. A S. Moritz la si sta rappresentando in questi giorni con vera soddisfazione del pubblico nell’edificio scolastico.

Carnevale. – Sabato sera non mancavano i divertimenti.

[…]

Al Cinema-teatro fu rappresentato un dramma «I gioielli» e furono date alcune scene comicissime.

Nella sala dell’Albergo Bernina il Prof. Riggio, che già il giorno prima aveva intrattenuto un numeroso pubblico, si ripresentò con uno scelto e svariato programma di produzioni fisiche, illusioniste e mefistofeliche.

Il destrissimo prestigiatore fu vivamente ammirato ed acclamato.

[…]62

Iniziamo dalla seconda parte dell’informazione, quella dedicata alle attività carnevalesche63. Tra le numerose e svariate iniziative troviamo anche il cinema. Il film I gioielli (Savoia Film, Italia 1913) era lungo 345 metri, cioè 19 minuti. Per carnevale si allestì forse un programma ridotto. Ma ritorniamo al celeberrimo Quo vadis? di Enrico Guazzoni (Cines, Italia 1913), una pietra miliare nella storia del cinema italiano. La lunghezza era di 2250 metri, che corrispondono a 1 ora 50 minuti di proiezione (alla velocità di 18 fotogrammi per secondo).

Due settimane dopo il nuovo redattore del Grigione Italiano, Tommaso Paravicini, scrisse:

Cinema-Teatro. – Le rappresentazioni cinematografiche attirano sempre buon numero di spettatori. […]

Sarebbe intenzione del direttore di rappresentare il famoso e splendido «Quo vadis?», che destò ovunque la più profonda ammirazione. C’è però un brutto ma… Le spese per una sola giornata, nella quale si potrebbero dare al massimo 3 rappresentazioni, ammonterebbero a circa fr. 300, ed il direttore dubita di, non diciamo superare, ma almeno di raggiungere un’entrata uguale all’uscita.

[…]64

e la settimana successiva troviamo l’ultima informazione circa la ventilata proiezione del Quo vadis? a Poschiavo prima della Prima guerra mondiale:

[…]

La Direzione spera di poter dare ancora nel corso della Quaresima il «Quo vadis?». Ne riparleremo.65

Presumibilmente non fu possibile proiettare il Quo vadis? nel 1914 a Poschiavo, siccome non se ne riparlò più. Venne tuttavia proiettato negli anni Venti; ma fu il Quo vadis? di Enrico Guazzoni (Cines, Italia 1913) oppure il Quo vadis? di Gabriellino D’Annunzio e Georg Jacoby (Ambrosio, Italia 1924)? Anche questa è un’altra storia.

Reto Kromer


Note

1
Su questa particolare rassegna cinematografica che ha rivoluzionato l’approccio alla storia del cinema, cfr. il mio articolo «All’ascolto del cinema muto», Quaderni grigionitaliani (Coira), a. 61, n. 1 (gennaio 1992), pp. 32–37.
2
Sul cinema mondiale e sulla situazione culturale e politica internazionale nell’anno 1913 cfr. Griffithiana (Gemona), a. 17 (1994), n. 50.
3
Per la stesura di questo capitolo, ho attinto abbondantemente alle seguenti opere fondamentali sul cinema italiano, alle quali rimando il lettore:
  • Gian Piero Brunetta: Storia del cinema italiano, vol. I («Il cinema muto 1895–1929»), Editori Riuniti, Roma 1993 (2a ed.).
  • Gian Piero Brunetta: Cent’anni di cinema italiano, Editori Laterza, Roma/Bari 1991.
  • Aldo Bernardini: Cinema muto italiano, vol. I («Ambiente, spettacoli e spettatori 1896/1904»), vol. II («Industria e organizzazione dello spettacolo 1905/1909») e vol. III («Arte, divismo e mercato 1910/1914»), Editori Laterza, Roma/Bari risp. 1980, 1981 e 1982.
  • Sul cinema italiano nel 1913 cfr. Vittorio Martinelli: «Il cinema italiano nel 1913», Griffithiana, cit. (nota 2), pp. 46–59.
4
A titolo di paragone, segnalo che nel 1910 c’erano in Svizzera ben pochi cinematografi: 10 a Zurigo, 4 a Basilea e 2 a Berna, a Losanna e a San Gallo. Nel 1913 erano aumentati a circa 120, di cui 11 a Ginevra, 10 a Zurigo, 7 a Berna e Basilea, 6 a Lucerna. Nessun cinema avevano i cantoni di Glarona, Untervaldo e Uri.
5
Le annate 1911–1914 della Rivista Pathé sono conservate integralmente presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (segnatura «XV Re 66») e con lacune presso la Biblioteca dello Spettacolo di Pavia.
6
Sul cinema italiano in Europa cfr.
  • Cinema italiano in Europa 1907–1929, a cura di Vittorio Martinelli, Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema, Roma 1992.
  • Cinema italiano in Europa 2. 1907–1929, a cura di Francesco Bono, Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema, Roma 1995 [ma 1997]. Comprende l’articolo di Gianni Haver e Reto Kromer: «Sul cinema muto italiano in Svizzera», pp. 16–28.
7
Cfr. 1911… la nascita del lungometraggio, a cura di Riccardo Redi, CNC Edizioni, s.l. s.a.
8
Un florilegio di articoli italiani sul cinema negli anni Dieci è stato raccolto nel volume della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema (Pesaro): Tra una film e l’altra. Materiali sul cinema muto italiano 1907–1920, Marsilio Editori, Venezia 1980.
Prezioso è inoltre il repertorio Cinema scritto. Il catalogo delle riviste italiane di cinema 1907–1944, a cura di Riccardo Redi, Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema, Roma 1992.
9
Ho tentato una sintesi alcuni anni fa: Cinema e spettacolo in Val Poschiavo 1850–1950, Losanna 1991. A mio avviso, lo spettacolo è un versante della storia valposchiavina che aspetta ancora una ricostruzione organica.
10
Progetto di intervento culturale, sezioni di Poschiavo e Brusio della Pro Grigioni Italiano, Brusio e Poschiavo 1986, p. 7.
11
Ivi, p. 138.
12
Bernardo Fanconi: Un Vecchio Poschiavino. Note e ricordi, Edizioni Koller-Fanconi, Poschiavo 1991, p. 75. Il volume raccoglie «una lunga serie di bozzetti pubblicati via via sul giornale Il Grigione Italiano».
13
Ringrazio l’Ente Museo Poschiavino (signora Gritli Olgiati-Rüdlinger) di avermi messo a disposizione le sue collezioni.
14
Il Grigione Italiano (Poschiavo), 15 gennaio 1913. In seguito, nelle note, designerò con «GI» il settimanale valligiano.
15
GI, 22 gennaio 1913.
16
A titolo di paragone, aggiungo le seguenti informazioni valtellinesi, che mi ha comunicato Bruno Ciapponi Landi (Museo Etnografico Tiranese), il quale raccoglie informazioni per un articolo sul cinema in Provincia di Sondrio, nella sua lettera del 6 aprile 1994. Sul Corriere della Valtellina del 12 novembre 1909 si legge: «Cronaca sondriese. Cinematografo valtellinese. Domenica p.v. verrà inaugurato nella nostra città, in Via Vicedomini, il «Cinematografo Valtellinese» già favorevolmente noto alla nostra cittadinanza, con un attraente programma. […]». E dall’Adda del 3 marzo 1910 si può trarre che, oltre al Cinematografo Valtellinese di via Vicedomini, era attiva nel 1910 a Sondrio anche un’altra sala cinematografica, il Volta.
17
GI, 4 febbraio 1914.
18
Cito quale curiosità che a quell’epoca il cinema Quader di Coira cercava un pianista per accompagnare i film, come si rileva da un’inserzione uscita su Kinema (Zurigo), a. 3, n. 40, del 4 ottobre 1913.
19
Secondo altri il soprannome sarebbe Zepin (per distinguerlo da tale Zepon).
20
Varie testimonianze orali raccolte negli anni 1985–1991 (cfr. nota 9) e lettera del 21 dicembre 1991 di Bernardo Fanconi all’autore.
21
GI, 5 febbraio 1913.
22
GI, 26 febbraio 1913.
23
GI, 30 luglio 1913.
24
Sempre a titolo di paragone, segnalo che:
  • nel 1912 l’entrata al cinema American Biograph di Basilea costava franchi 1.50 in loggia, 1.20 in balconcino e 1.00, 0.60 o 0.40 in paltea, secondo la classe, mentre i bambini e i soldati semplici pagavano metà prezzo nei giorni feriali;
  • nel 1913 l’entrata al cinema Royal Biograph di Losanna costava per gli adulti franchi 1.50, 1.00 o 0.50, secondo la classe, mentre i bambini pagavano metà prezzo.
25
GI, 29 ottobre 1913.
26
GI, 21 gennaio 1914.
27
GI, 11 febbraio 1914.
28
Sull’attività svolta da François-Henri Lavanchy-Clarke (1848–1922) cfr. Roland Cosandey e Jean-Marie Pastor: «Lavanchy-Clarke: Sunlight & Lumière, ou les débuts du cinématographe en Suisse», in Équinoxe (Losanna), n. 7 (= «Histoire(s) de cinéma(s)», primavera 1992), pp. 9–27.
29
GI, 29 luglio 1914.
30
GI, 5 agosto 1914.
31
Ad esempio, si parla di «proiezioni continuate [che] permetteranno ad ognuno d’entrare quando vuole e uscire quando avrà veduto l’intiero programma» sul GI del 30 settembre 1914. Ed è l’ultima informazione su questa attività cinematografica pubblicata dal GI.
32
GI, 15 settembre 1915.
33
Un breve necrologio di Pietro Taramelli (nato nel 1885 o nel 1886, morto nel 1971) è apparso su Almanacco del Grigioni Italiano, a. 54, Poschiavo 1972, pp. 122–123 [1a stampa sul GI del 29 settembre 1971; le due versioni del necrologio si contraddicono tuttavia circa l’anno di nascita]. Sarebbe interessante che uno studioso si chinasse sulla figura del complesso e controverso personaggio per cercare di tracciarne un profilo.
34
GI, 25 ottobre 1922.
35
GI, 5 marzo 1913.
36
Mario Caserini (1874–1920) fu un importante regista del muto, ingiustamente passato nel dimenticatoio: alla sua opera si dovrà pure dedicare un giorno o l’altro una ricerca, una retrospettiva e una monografia.
37
GI, 1o ottobre 1913.
38
GI, 5 novembre 1913.
39
GI, 8 ottobre 1913.
40
GI, 12 novembre 1913.
41
I film della Société Cinématographique des Auteurs et Gens de Lettres (SCAGL) erano distribuiti dalla Pathé Frères.
42
Cfr. Henri Bousquet: «L’année 1913 chez Pathé Frères», in L’année 1913 en France (fascicolo fuori serie di 1895), Parigi 1993, pp. 128–139.
43
GI, 19 novembre 1913.
44
GI, 25 marzo 1914.
45
Ho tratto queste informazioni riguardanti la storia delle società culturali poschiavine dal seguente lavoro di ricerca, benché abbia delle riserve sul metodo adottato e sulle conclusioni tratte: Cecilia Rossi: Società Culturali Poschiavine. Confronto tra la situazione del 1930 e quella attuale, dattiloscritto, Poschiavo 1983, passim.
46
Il film à stato restaurato nel 1985 dalla Cineteca francese di Parigi. La copia attualmente diponibile dura 28 minuti in meno dell’originale.
47
Cfr. H. Bousquet: art. cit. (nota 42).
48
GI, 1o aprile 1914.
49
GI, 16 aprile 1913.
50
GI, 29 ottobre 1913.
51
GI, 27 agosto 1913.
52
GI, 30 aprile 1913.
53
GI, 7 maggio 1913.
54
Il vocabolo «trasformista» è stato coniato sul modello del francese «transformiste». Designava, nel teatro di varietà dell’Ottocento e del primo Novecento, un attore comico specializzato nell’interpretazione di varie macchiette, che richiedevano rapidi mutamenti del travestimento.
55
Su Leopoldo Fregoli (1867–1936) cfr.:
  • A. Bernardini: op. cit. (nota 3), vol. I, pp. 78–79 e pp. 91–107.
  • Leopoldo Fregoli: Fregoli raccontato da Fregoli, Rizzoli, Milano 1936.
56
Su Max Linder (Gabriel Maximilien Leuvielle, 1883–1925) cfr. Fritz Güttinger: Köpfen Sie mal ein Ei in Zeitlupe! Streifzüge durch die Welt des Stummfilms, Verlag Neue Zürcher Zeitung, Zurigo 1992, pp. 193–204 (cap. «Max der Kinosaurier. Urzeitliche Filmkomik», testo del 1990).
57
GI, 26 marzo 1913.
58
GI, 16 aprile 1913.
59
GI, 13 agosto 1913.
60
GI, 18 febbraio 1914.
61
B. Fanconi: op. cit. (nota 12), p. 76.
62
GI, 4 febbraio 1914
63
Sulle attività carnevalesche organizzate a Poschiavo negli anni 1850–1950 andrebbe compiuta una stimolante ricerca.
64
GI, 18 febbraio 1914.
65
GI, 25 febbraio 1914.

Questo testo è servito da base per un ciclo di conferenze tenuto nel 1993 in seno alle sezioni della Pro Grigioni Italiano e la prima stesura è uscita sulla rivista Quaderni grigionitaliani (Coira), a. 63, n. 4 (ottobre 1994), pp. 335–353.


2016–12–11