La strana decisione di essere ragionevoli

Signore e signori,

cercherò di riflettere quale giovane sul significato della festa del 1o d’agosto e sulla Svizzera. Preciso, a scanso di ogni equivoco, che esprimerò soltanto il mio punto di vista, il quale non può essere – e non vuole essere – quello di tutti i giovani.

Per iniziare bene un discorso sembra ci voglia un’autorevole citazione. Ho dunque deciso di trarre la mia citazione dall’ultima opera di uno dei maggiori scrittori del nostro secolo: I congiurati di Jorge Luis Borges.

Nel centro d’Europa stanno cospirando. Il fatto avvenne nel 1291. Si tratta di uomini di diverse stirpi, che professano diverse religioni e che parlano diverse lingue. Hanno preso la strana decisione di essere ragionevoli. Hanno deciso di dimenticare le loro differenze e di sottolineare le loro affinità.

Il fatto avvenne nel 1291

Si fissa spesso e volentieri l’origine della Svizzera al 1o d’agosto dell’anno 1291, benché la Confederazione non sia stata creata né in un giorno, né in un anno. Ma cosa avvenne realmente «nel centro d’Europa» durante il secolo XIII?

Il grande conflitto che opponeva il papa all’imperatore aveva provocato, soprattutto al nord delle Alpi, un considerevole indebolimento dei nobili; e vari abitanti di queste regioni, fino allora restate in margine dei confronti politici, cercarono ovviamente di approfittare della situazione. Tra questi i Waldstätten. Già da tempo queste famiglie di pastori e contadini si erano raggruppate in comunità che discutevano autonomamente dei loro problemi materiali (quali i pascoli, le strade, le irrigazioni). A poco a poco iniziarono ad interessarsi anche alla situazione politica della regione: uno degli scopi fu allora quello di difendere i diritti acquisiti e di ottenerne nuovi, così da assicurare alla regione un’autonomia sempre maggiore. Vista l’analogia esistente, si può supporre che l’evoluzione nell’Italia del nord abbia influenzato o ispirato gli abitanti dei cantoni primitivi. I nuovi diritti potevano essere accordati dall’imperatore, il quale li accordò effettivamente ogni qual volta aveva interesse ad evitare che i Waldstätten sostenessero i suoi avversari. Agli inizi del secolo XIII, attraverso il Gottardo era stata aperta una via internazionale di transito e l’imperatore non voleva lasciare la regione attraversata da questa importante via in mano degli Absburgo o in mano di altri signorotti potenti ed ambiziosi.

Hanno preso la strana decisione di essere ragionevoli

Nella seconda metà del secolo XIII è stato stilato un primo [?] accordo tra le famiglie potenti dei Waldstätten, un documento andato perso nel corso dei secoli. A questo documento si riferisce esplicitamente il patto del 1291 che lo ratifica e lo completa. Il patto d’alleanza difensiva del 1291, i cui scopi comprendevano anche la pace interna e il mantenimento dei diritti acquisiti, non era né una magna charta di un popolo che si sollevava contro i suoi oppressori, né l’atto di fondazione della Confederazione; tutto sommato, era un’alleanza simile a varie altre dell’epoca. E il documento del 1291 è rapidamente passato nel dimenticatoio: lo si riscoprirà soltanto nella seconda metà del secolo XVIII.

Signore e signori, le commemorazioni nazionali, quali la festa del 1o d’agosto, vogliono essere significative dell’unità, anzi dell’esistenza stessa della nazione che si autocelebra. E l’uso di celebrare il 1o d’agosto quale festa nazionale è recente: soltanto nel 1891 lo stato federale ha giudicato necessario di manifestare la sua coesione, la quale risultava dalle strutture politiche e democratiche adottate nel 1848, commemorando il «sesto centenario della Confederazione». Cento anni dopo, nel 1991, c’è stato largo un movimento di boicotto delle festività del «settimo centenario della Confederazione»; un boicotto che ha avuto un successo, tutto sommato, assai limitato. E non sorprende che le argomentazioni di natura storica (andrebbe festeggiato il 1848 e non il 1291) abbiano riscontrato nella popolazione un’eco ristretta. – Queste difficoltà di comunicazione sono tuttavia rivelatrici delle difficoltà alle quali si urtano degli intellettuali svizzeri, quando cercano di capire cosa li leghi ad una comunità nazionale dai contorni estremamente sfumati. – Va infatti considerato il modo in cui la popolazione si immagina l’avvenimento e non il modo in cui l’avvenimento si è realmente svolto: ciò che festeggiamo noi qui oggi è l’esistenza del paese nelle sue strutture attuali, cioè quelle adottate nel 1848. La popolazione ne attribuisce il merito a eroi demiurgici la cui storicità le importa poco, siccome la sua visione è di natura mitica. L’importante non è dunque sapere se un cittadino svizzero dei Grigioni o di Neuchâtel abbia dei motivi storicamente fondati per celebrare un patto d’alleanza difensiva del 1291, concluso da alcuni proprietari di tre comunità di pastori situate sul versante nord del Gottardo; ma l’importante è sapere se un cittadino svizzero di oggi si senta abbastanza coinvolto per integrare il significato che suppone fondatore e, di conseguenza, per celebrarlo come metafora dei valori ai quali è attaccato qui e ora.

Hanno deciso di dimenticare le loro differenze e di sottolineare le loro affinità

Un’evoluzione lenta e tortuosa ha portato, dal 1291 al 1848, dal patto d’alleanza difensiva dei cantoni primitivi alla complessa struttura democratica della Svizzera odierna. Di questa «strana decisione» abbiamo però un interessante esempio anche in casa nostra: la Pro Grigioni Italiano (PGI). La nostra massima associazione culturale è stata fondata l’11 febbraio 1918, dunque quest’anno ricorre il suo 75o anniversario, benché finora sia passato quasi quasi nel silenzio. Le tre regioni che formano il Grigioni italiano – la Val Poschiavo, la Bregaglia e il Moesano – sono divise da vari fattori, quali la geografia, la religione e la storia. Ma le tre regioni parlano tutte la stessa lingua e la PGI vuole promuovere questa cultura specifica: vuole sottolineare le affinità, senza pertanto calpestare le particolarità delle singole valli… e delle singole persone. Alla base di questo ambizioso programma stanno la collaborazione, la solidarietà e l’apertura: tutti valori che sono parte integrante dell’odierna festa nazionale. L’idea, a prima vista molto utopica, di unire idealmente le regioni di lingua italiana dei Grigioni è stata lanciata da Arnoldo Marcelliano Zendralli con un vero e proprio grido di protesta, in cui denunziava la maggioranza che opprime la minoranza, invece di rispettarla. Ebbene, signore e signori, nel 1918 Zendralli era un trentenne insegnante d’italiano alla Scuola cantonale di Coira, cioè un giovane. Per sua – e per nostra – fortuna gli anziani di allora non hanno fatto la malinconica constatazione che il giovane Zendralli non fosse ancora maturo, attribuendo all’aggettivo «giovane» quella sciagurata connotazione negativa che troppo spesso erroneamente gli viene data. Anzi, proprio il fatto di poter ricordare il 75o anniversario di fondazione della PGI mostra che l’idea del giovane Zendralli sia stata lungimirante e validissima. Secondo me, anche oggi sarebbe possibile – e auspicabile – integrare meglio la giovane generazione nelle file della PGI. E penso alla necessaria ristrutturazione della società, alla quale si ha messo mano recentemente. Stimoli nuovi sono fondamentali per una serena e costruttiva discussione; e per progredire. Già prima di diventare anziani, i giovani possono ovviamente dare molto: e non soltanto alla PGI, ma anche al Comune di Poschiavo, alla Val Poschiavo, al Grigioni Italiano, al Grigioni, alla Svizzera, all’Europa, al mondo.

Non abuso ulteriormente della vostra pazienza, signore e signori, e chiudo il mio discorso ritornando metaforicamente alla Svizzera. Secondo me, oggi la Svizzera è più un mito che una realtà. Noi – e noi soltanto – possiamo fare sì che la Svizzera non rimanga un mito, ma che diventi una realtà. Noi, giovani ed anziani insieme, possiamo prendere la strana decisione di essere ragionevoli.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Reto Kromer


Nota

I dati che ho citato non sono frutto della mia fantasia, ma ho largamente attinto da opere altrui; il montaggio e l’illuminazione dei dati sono invece miei – e ne assumo la responsabilità. Approfitto della pubblicazione del manoscritto per dichiarare le principali fonti usate:

  • Guy P. Marchal: «Les racines de l’indépendence. 401–1394» in AA.VV.: Nouvelle Histoire de la Suisse et des Suisses, Payot, Losanna 1982, vol. I, pp. 97–198.
  • Rinaldo Boldini: Breve storia della Pro Grigioni Italiano dal 1918 al 1968, a cura della Pro Grigioni Italiano, Poschiavo 1968.
  • Jorge Luis Borges: I congiurati, Mondadori, Milano 1986.
  • Ernest Giddey: Histoire générale du XIVe au XVIIe siècle, Payot, Losanna 41974 (pp. 28–50).
  • Rémy Pithon: «Le 700e anniversaire de la Confédération Helvétique. Heurs et malheurs d’une commemoration», Vingtième Siècle. Revue d’histoire (Parigi), n. 38 (aprile-giugno 1993), pp. 13–23.
  • Catherine Santschi: La mémoire des Suisses. Histoire des fêtes nationales du 13e au 20e siècle, Association de l’Encyclopédie de Genève, Ginevra 1991.
  • Arnoldo Marcelliano Zendralli: «Il Grigione italiano nella compagine cantonale» in: Annuario dell’Associazione pro Grigione italiano con sede in Coira, Menghini, Poschiavo 1920, pp. 3–19.

Discorso del 1o d’agosto tenuto a Poschiavo e pubblicato il 5 agosto 1993 sul settimanale Il Grigione Italiano. (L’autore era trentenne.)


2019–07–08