A proposito del film
Das verlorene Tal di Edmund Heuberger

Riassunto

Questo articolo prende lo spunto da una curiosità: l’atterraggio del primo aeroplano in Val Poschiavo, in margine alle riprese del film Das verlorene Tal di Edmund Heuberger, comprodotto da Germania e Svizzera nel 1934. E propone, a un ipotetico studioso della storia locale, un itinerario di lettura del complesso contesto – ignorato dalle comparse locali – nel quale si situarono le riprese del film.

Sommario


Un aeroplano al Cavrescio nel 1934

Aereo al Cavrescio

Cartolina postale: Collezione Olinto Tognina, Ginevra

Il cronista Giacomo Bondolfi ricordò nel seguente modo il giorno 16 marzo 1934 sulla rivista trimestrale Quaderni Grigioni Italiani (a. 3, n. 4, p. 303):

Un aeroplano al servizio della «Basel-Film» atterrò al «Cavrescio». Tutte le scuole di Poschiavo ne approfittarono per osservare davvicino l’insolito uccellaccio che talvolta vedesi attraversare la valle, e per seguire con occhi e mente le manovre di atterramento e di ascesa.

Per tentare di saperne un po’ di più, sfogliamo insieme i numeri del settimanale valligiano Il Grigione Italiano, il cui redattore era a quell’epoca Pietro Taramelli.

Troviamo le prime informazioni circa l’attività della Basilea-Film in Val Poschiavo nell’edizione del 21 febbraio 1934, che contiene ben due segnalazioni che c’interessano. La prima è apparsa nella rubrica redazionale della «Cronaca locale»:

Presa di film

Se andiamo di questo passo la nostra valle à destinata a immortalarsi anche sullo schermo.

Due anni fa fu l’Ospizio, col suo lago e con i suoi ghiacciai, che servì alla presa di un classico «film», quest’anno saranno alcuni punti romantici della valle che presteranno il quadro allo svolgersi di pellicole. Secondo che ci si racconta, una compagnia tedesca è già fra di noi e lavora allo scopo nei punti creduti i meglio adatti all’intreccio dell’azione.

e la seconda, scritta in un italiano approssimativo, è uscita nella rubrica dei «Comunicati»:

Assunzione di un film a Poschiavo

La società «Basilea-Film» (un’impresa svizzera) assume momentaneamente un film a Poschiavo. Il titolo è «La valle perduta». Deve anzitutto mostrare il carattere della popolazione indigena. Per addivenire fedelmente a questa esigenza la firma suddetta organizzerà nel pom. di domenica pr. 25 corr. una festa popolare sotto l’ampia tettoia del Crotto. L’intiera popolazione è pregata ad intervenire, possibilmente nei costumi del paese e formare così un contorno magnifico ai nostri artisti e protagonisti principali. Il piazzale della festa sarà decorato e la Filarmonica comunale darà una nota gaia. Saranno distribuite gratuitamente alla popolazione varie bibite, secondo i gusti. Il film verrà assunto fra le dodici e trenta e le tre pom.

Per numeroso concorso si raccomanda

«Basilea-Film», Poschiavo

Ma ci si è scordati di fare i conti con l’oste: non si ha pensato ai capricci del tempo! Nell’edizione della settimana successiva, troviamo infatti di nuovo due segnalazioni. La prima nella rubrica della «Cronaca locale»:

Film rimandato

La presa del «film» che dovrà fare della nostra, nell’intenzione degli attori, la valle perduta, è stata rimandata. Essendo il cielo coperto, la visibilità non si prestava per l’operazione.

e la seconda nella rubrica dei «Comunicati»:

Festa al Crotto

La ideata festa di domenica scorsa per la presa del film, che non ha avuto luogo causa il brutto tempo, verrà trasmessa a domenica prossima 4 marzo se il tempo lo permetterà, dalle 12.30 alle 3 pomeridiane.

Invitando tutta la popolazione d’intervenire si raccomanda

Basilea-Film

E questa volta è stata la buona, visto che la settimana successiva leggiamo nella rubrica dei «Comunicati»:

Ringraziamento

Alla gentile popolazione di Poschiavo, che coll’intervenire alla festa al Crotto, ci fu d’aiuto per la presa del nostro film, sentiti ringraziamenti

Basilea-Film

La storia della ripresa di un film in Val Poschiavo nell’anno 1934 potrebbe anche terminare qui. Altre due settimane dopo, troviamo invece un’interessante appendice, sempre nella rubrica redazionale della «Cronaca locale»:

Aeroplano in valle

Ad alta quota di aeroplani ne osservammo ancora parecchi solcare il non vasto cielo della nostra valle, ma bassi e in atto di atterrare tra di noi non ne abbiamo veduto mai pel passato. Anni fa si parlava di un velivolo che avrebbe preso terra nella prateria ma poi, a causa delle cattive condizioni atmosferiche di quell’epoca, l’aspettativa rimase un desiderio.

La società «Basilea-Film» lo ingaggiò al suo servizio e, partito da Coira, in mezz’ora fu tra noi e felicemente compì l’atterraggio nel piano di Le Prese.

La popolazione poté osservarlo a tutto suo agio sia nei suoi voli a bassa quota sia fermo sul suolo. Anche tutte le scuole, accompagnate dai rispettivi sigg. maestri, ebbero occasione di ammirarlo e di averne le relative spiegazioni. Rimase tra noi col pilota, sig. Ettingen, vari giorni non avendo potuto ripartire subito dopo il suo servizio a cagione del tempo sfavorevole.

Ebbene, nei mesi di febbraio e marzo 1934 la società cinematografica Basilea-Film girò in Val Poschiavo una parte degli esterni del film Das verlorene Tal – valle perduta o sperduta? – di Edmund Heuberger. È un film d’ispirazione nazista, comprodotto da Svizzera e Germania, nel quale San Carlo ha un importante ruolo diegetico, senza dimenticare che vediamo svariate inquadrature della Val Poschiavo e un gruppo di indigeni quali figuranti.

Nella poderosa filmografia del cinema svizzero compilata da Hervé Dumont, troviamo il riassunto della trama del film e varie altre informazioni. Il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo racconto di Gustav Renker, che porta il sottotitolo «Ein Roman von Jagd und Liebe». Renker fu un campione della letteratura popolare d’ispirazione tradizionalista, categoria racconto alpestre.

La trama narra che gli abitanti di San Carlo considerano sacro il bosco che protegge il loro villaggio dalle slavine. Una leggenda dice che la montagna, sulla quale cresce questo bosco, racchiude una vallata paradisiaca e inaccessibile all’uomo. Il torrente che bagna il bosco viene deviato, affinché un industrale cittadino possa sfruttare una cava di radio, ma gli abitanti della regione si oppongono risolutamente e riportano il torrente nel suo letto naturale. E il tutto è condito con l’inevitabile storia d’amore.

Oltre a vari luoghi della Val Poschiavo e del Passo del Bernina, furono girati esterni del film anche nella Val Rosegg, in Ticino e in Vallese. Il film distribuito commercialmente misurava 2802 metri di lunghezza (ma all’origine erano presumibilmente 3100 metri), cioè la sua proiezione durava 1 ora e 42 minuti. La prima proiezione germanica ebbe luogo il 5 giugno 1934 a Berlino, la prima svizzera il 5 settembre a Zurigo.

Benché il film fosse stato distribuito all’epoca sia in Germania sia in Svizzera, la Cineteca svizzera di Losanna non ne possiede alcuna copia. Ho tuttavia avuto l’occasione di visionare una copia video del frammento in nitrato conservato dalla Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung di Wiesbaden (nel frattempo, se sono informato bene, questo archivio è stato trasferito al Deutsches Institut für Filmkunde di Frankfurt am Main): si tratta dell’ultima bobina del film, preceduta da alcuni spezzoni girati in margine alle riprese e palesemente non destinati al film stesso e da alcune sequenze non usate al montaggio. Quanto all’ultima bobina del film, bisogna dire che il montaggio è cattivo e in parte perfino sconclusionato, che la recitazione è estremamente teatrale e statica e che la sincronizzazione del suono e dell’immagine è a tratti proprio pessima. La parte appartenente al film dura poco più di 20 minuti e gli spezzoni che la precedono quasi 3 minuti. E tra questi spezzoni ho trovato proprio alcune inquadrature della festa al Crotto, nella quale vediamo tra l’altro la Filarmonica comunale di Poschiavo con un trombettiere solista, e anche una breve sequenza dell’aeroplano che atterra al Cavrescio con gli scolari nello sfondo, come ricordato dai cronisti del 1934 – e testimoniato dalla cartolina postale qui riprodotta.

Le recensioni germaniche del film furono generalmente positive, benché venisse spesso deplorata la sua lentezza e prolissità. Per esempio Der Tag del 7 giugno 1934 precisò che: «Berg und Wald sind nicht nur schöner Hintergrund des Geschehens, sie haben Teil an der Handlung, weil sie hineingewachsen sind in das Denken und Fühlen ihrer Bewohner.» Nella pubblicità svizzera il film venne qualificato di: «Der gewaltige neue Schweizer Hochgebirgs-Tonfilm.»

Nei vari testi scritti più tardi su questo film si nota chiaramente come gli autori, ad eccezione di quelli delle ricerche qui usate che hanno collocato l’opera nel suo contesto (cfr. la bibliografia), abbiano scopiazzato gli uni dagli altri – forse senza nemmeno aver visto il film. La fonte sembra essere stata il breve testo pubblicato da Oskar Kalbus nel secondo dei due volumi che ha consacrato all’evoluzione del cinema tedesco, nei quali bisognava incollare numerose immagini che si acquistavano insieme alle sigarette. Kalbus, uomo di chiara ispirazione fascista, mise in evidenza anche per Das verlorene Tal i riferimenti all’ideologia «Blut und Boden» del regime (cfr. il testo riprodotto in annesso).

La Basilea-Film, che realizzò il film Das verlorene Tal, era una succursale di produzione della Terra-Film AG. La Basilea si prefiggeva di girare film nelle Alpi e il suo programma venne riassunto lapidariamente dal direttore sul Berliner Tageblatt del 4 febbraio 1934: «Unsere besten Mitspieler sollen die stummen Schweizer Berge sein.» La ditta si prefisse di girare anche il film Der Schmuggler vom Bernina-Pass, tratto dal racconto Die Gärten von Rocca di Renker, ma non poté realizzare il progetto per motivi finanziari, dovuti non da ultimo all’eccessivo costo di produzione e all’insuccesso commerciale del nostro film.

La Terra-Film AG fu un consorzio di produzione e di distribuzione cinematografica germano-svizzero strettamente legato alla storia della nazificazione del cinema germanico. La prima ricerca in merito è stata la memoria di licenza che Thomas Pfister ha presentato nel 1982 a Berlino. L’adesione ideologica della Terra e del suo direttore al regime nazista – perfino prima della sua instaurazione! – è stata chiaramente dimostrata nella recente ricerca di Thomas Kramer e Dominik Siegrist. I due studiosi hanno tracciato nel loro pregevole volume la storia del consorzio e hanno fatto l’analisi dei film prodotti. La pubblicazione dell’opera nel 1991 è stata accompagnata dalla proiezione di una serie di sei film alla Rote Fabrik di Zurigo, al Kunstmuseum di Berna e all’Università di Losanna.

Il consorzio berlinese Terra-Film AG venne ripreso nel 1931 dall’imprenditore zurighese Ralph Scotoni, al quale si alleò il finanziere Max Iklé (della Schweizer Film-Finanzierungs-AG). E la Terra fu paradossalmente, dal 1931 al 1935, la più importante casa produttrice svizzera: produsse una quarantina di film, alcuni dei quali furono completamente al servizio della propaganda nazista, mentre in altri l’ideologia nazista fu nascosta bene, a volte in modo quasi impercettibile e irriconoscibile. Questa seconda categoria formava già verso la metà degli anni Trenta il plotone di testa della produzione tedesca. Cinque furono i film effettivamente prodotti in coproduzione tra Svizzera e Germania, i quali vennero considerati dallo stato nazista quali film germanici e dalle autorità svizzere quali film svizzeri: Am heiligen Wasser (1932), Wilhelm Tell (1934), Das verlorene Tal (1934), Der Springer von Pontresina (1934) e Hermine und die sieben Aufrechten (1935). L’articolo di Rémy Pithon situa l’attività della Terra nel contesto della cosiddetta difesa nazionale spirituale della Confederazione Elvetica.

Olinto Tognina mi ha prestato la cartolina, Roland Cosandey il volume di Kalbus e Thomas Kramer la copia video: li ringrazio vivamente.

Reto Kromer


Bibliografia

  • Hervé Dumont: Histoire du cinéma suisse. Films de fiction 1896–1965, Cineteca svizzera, Losanna 1987, pp. 156–158
  • Oskar Kalbus: Vom Werden deutscher Filmkunst, 2. Teil («Der Tonfilm»), Altona-Bahrenfeld 1935, pp. 110–111
  • Thomas Kramer, Dominik Siegrist: Terra. Ein Schweizer Filmkonzern im Dritten Reich, Chronos Verlag, Zurigo 1991
  • Rémy Pithon: «Cinéma suisse de fiction et «défense nationale spirituelle» de la Confédération Helvétique (1933–1945)», Revue d’Histoire moderne et contemporaine (Parigi), n. 33 (1986), pp. 254–279
  • Thomas Pfister: Der Schweizer Film während des III. Reiches. Filmpolitik und Spielfilmproduktion in der Schweiz von 1933 bis 1945, edizione propria, Hettiswil 21986
  • Gustav Renker: Das verlorene Tal. Ein Roman von Jagd und Liebe, Reinhardt-Verlag, Basilea 1931

Preziosa è inoltre la raccolta di recensioni d’epoca, conservata dal Deutsches Institut für Filmkunde, Frankfurt am Main.


Annesso

I due volumi sul cinema tedesco compilati da Oskar Kalbus essendo difficili da reperire, cito per intero la parte del testo che riguarda il film che c’interessa:

Der Spielfilm des Dritten Reichs nimmt immer wieder jede Gelegenheit wahr, uns die Größe und Schönheit der Natur, ihrer Berge und Wälder vor Augen zu führen und unser Verständnis für die Eigenart der Bauern und Dorfmenschen weitab von Tempo und Hetzen der Großstadt zu wecken. Der «Städterfilm» ist etwas verpönt. In «Das verlorene Tal» läßt der Regisseur Edmund Heuberger die Dörfler dem modernen Ingenieur den Kampf ansagen, als der Spekulant durch Erschließung einer Radiumquelle dem heiligen Wald das Wasser und dem Dorf die Ruhe und Sicherheit rauben will. In dem Kampf liegt schließlich die Heimatliebe über Spekulation und Händlergeist. Dieses Ethos ist die Brücke zur Prädikatswertung des an sich viel zu langatmigen Films, der überhaupt gar kein Film, sondern ein Roman geblieben ist. Das Zerdehnen jeder einzelnen Szene wird bis zu der Grenze vorgenommen, wo beim Zuschauer die Nervosität beginnt. Es fehlt überall das filmhandwerkliche Können der Berg- und Talfilme eines Arnold Fanck oder einer Leni Riefenstahl.

Neben Mathias Wieman und Olaf Bach spielt Marieluise Claudius mit menschlich echten Zügen. Diese jugendliche Darstellerin stammt aus dem Blute des Dichters Mathias Claudius, des Wandsbecker Boten.


La prima stesura è uscita il 14 aprile 1994 sul settimanale Il Grigione Italiano di Poschiavo.


2016–12–11